AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE

Il concetto di Ambito Territoriale Ottimale (ATO) è stato introdotto con la legge n. 36/1994, nota come “Legge Galli”, per avviare un profondo processo di modernizzazione e riorganizzazione del settore idrico, reso scarsamente efficiente dall’estrema frammentazione degli operatori. Questa frammentazione impediva l’affermarsi di una gestione efficiente di tipo industriale e determinava una disomogeneità degli standard qualitativi del servizio. Per fare fronte a questa situazione, la legge assegnava alle autorità regionali e locali la riorganizzazione dei servizi di acquedotto e lo smaltimento attraverso un’integrazione territoriale.

Il decreto 22/97, noto come “Decreto Ronchi”, ha esteso l’organizzazione del servizio mediante ATO anche al settore della gestione dei rifiuti. L’idea era quella che nel territorio di ciascun ATO, coincidente con la Provincia, si realizzasse l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti, si riorganizzassero le modalità di gestione dei servizi condividendo personale e mezzi, venissero garantiti i medesimi standard.

Nel gennaio 1999 (con decreto n. 2983), la Presidenza del Consiglio dei Ministri dichiarò lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Sicilia. La decisione fu presa in risposta alla nota del 2 dicembre 1998, con cui il Presidente della Regione siciliana rappresentava la grave crisi determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Successivamente l’emergenza è stata estesa anche ai rifiuti speciali, speciali pericolosi ed alla bonifica dei siti inquinati.

Con decreto commissariale n.150 del 25 luglio 2000 veniva approvato il “Documento delle priorità degli interventi per l’emergenza rifiuti in Sicilia” (P.I.E.R.), che individuava gli interventi prioritari propedeutici al superamento del periodo transitorio dell’emergenza (inizialmente fissato in ventiquattro mesi), e al conseguimento dell’autonomia di smaltimento nell’ambito della regione.

Il P.I.E.R., attraverso la ricognizione della dotazione impiantistica dell’isola, del flusso dei rifiuti e dei livelli di raccolta differenziata (da raggiungere), individuava e collocava nel territorio la rete impiantistica sia per la frazione umida (impianti di compostaggio) che per la frazione secca (impianti di selezione e valorizzazione). Per la frazione residuale della raccolta differenziata, il PIER prevedeva la produzione di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) e venivano individuati altresì i comuni sede di impianto e gli ambiti per la selezione e valorizzazione della frazione secca (ATO), nonché i Comuni sede di impianto ed i sub ambiti per la produzione di compost (sub-ATO).

L’ordinanza commissariale n.3190 del 22 marzo 2002 sostituiva la produzione del CDR, con la termovalorizzazione della frazione secca. La successiva ordinanza commissariale n.488 dell’11 giugno 2002, nelle allegate “Linee guida per la raccolta differenziata”, vista l’introduzione della termovalorizzazione osservava: “Viene meno, in tal modo, la necessità della suddivisione, effettuata nel P.I.E.R., in ATO e sub ATO a servizio del sistema impiantistico del CDR, e si possono estendere gli ATO ed i sub-ATO alla gestione integrata delle raccolte differenziate (materiale secco da RD e umido da RD) alla gestione integrata dei rifiuti, cioè alla gestione della frazione residuale a valle della raccolta differenziata…”.

Con ordinanza commissariale n.1166 del 18 dicembre 2002 veniva poi adottato il Piano di gestione dei rifiuti, che costituiva un vero e proprio “corpus” in cui confluivano i precedenti atti di pianificazione già adottati dal Commissario delegato, rimarcando il ruolo centrale della raccolta differenziata. Alla sua presentazione il Piano veniva definito come un “work in progress”, cioè uno strumento dinamico, flessibile ed integrabile, in considerazione della necessità di assicurarne sia l’efficienza attraverso la sua concreta applicazione, sia la conformità alla mutevole normativa comunitaria e nazionale in tema di gestione dei rifiuti. Il Piano di gestione dei rifiuti riprendeva la suddivisione del territorio regionale in ATO (25) e sub-ATO (35).

Secondo il Piano, la società di gestione integrata dei rifiuti doveva essere dotata della massima flessibilità gestionale. Tale flessibilità gestionale richiedeva l’adozione di uno statuto modellato secondo i principi della società per azioni. La Società doveva essere sottoposta ad un rigido controllo pubblico, con precise indicazioni statutarie in merito al controllo della maggioranza del capitale azionario e alla nomina del Consiglio di Amministrazione, dell’Amministratore e dei Sindaci.

In precedenza, con ordinanza commissariale n.1069 del 28 novembre 2002, il Commissario delegato aveva stabilito che l’aggregazione dei comuni sarebbe potuta avvenire esclusivamente per ATO mentre non era consentita l’aggregazione per sub-ATO. Nella stessa ordinanza veniva poi stabilito che con decorrenza dalla data di piena operatività della Società, tutte le attività di competenza degli enti soci, comprese le funzioni amministrative e fiscali, venivano delegate alla stessa, compresi l’affidamento dei servizi, la riscossione delle tariffe e l’attribuzione della titolarità delle risorse per la gestione dei rifiuti.

Il 31 dicembre 2002 nascevano 27 (e non 25) Società d’ambito.